Pentedattilo, la ghost town calabrese

Pentedattilo  

La nostra giornata a Pentedattilo (o se preferite Pentidattilo) prevede una lunga camminata lungo un percorso di trekking che partendo da Melito Porto Salvo, e più in particolare dall’alveo del torrente Tabacco, passa per l’imponente Rocca di Santa Lena, da dove è possibile ammirare il maestoso Etna, e ci conduce fino alle porte di Pentedattilo.

Pentedattilo

Lungo la prima parte del cammino siamo circondati da fichi d’india, ulivi, mandorli e agrumi, con prevalenza dei caratteristici bergamotti. Il paesaggio diventa via viapiù stepposo, la vegetazione in alcuni punti scompare fino ad arrivare ai piedi della rocca di Santa Lena, a 600 m di quota, da dove si può gustare una vista di tutta l’area grecanica e degli imponenti monoliti, tra i quali le “dita” di Pentedattilo.

Pentedattilo

Una gosht town incastonata nella pietra e legata a storie di fantasmi e di amore traditi. Per molti il nome deriva dal greco (penta + daktylos = cinque dita). Alcuni non sono d’accordo con questa etimologia e attribuiscono la nascita del nome ai romani. L’insegna romana è caratterizzata dall’aquila, la “dattila”, in tal senso Pentadattilo rappresentava una “ante dattila”, cioè un accampamento militare romano. La città sorge su un’altura in quanto era consuetudine della popolazione ripararsi dalle incursioni degli arabi e dei saraceni nell’entroterra.

Il massimo splendore della città si ebbe tra XII e XIV sec. La città, che faceva parte del feudo della famiglia Alberti, di origine napoletana, divenne famosa per il leggendario castello delle 300 porte, ormai quasi completamente distrutto, il quale, da quanto si narra, nella notte di Pasqua del 1686 fece da teatro a una tragedia d’amore. Il barone Bernardino Abenavoli voleva prendere in moglie Antonietta Alberti. La donna però fu chiesta in sposa e concessa a Don Petrillo Cortes, figlio del viceré di Napoli. Questa notizia scatenò l’ira passionale del barone che la notte di Pasqua entrò nel castello e si vendicò di tutti gli Alberti facendo una mattanza, risparmiando solo l’amata e il futuro sposo. Bernardino prese in ostaggio entrambi e costrinse Antonietta a sposarlo. Ma il viceré Cortez inviò una spedizione per vendicarsi e dopo aver liberato Don Petrillo fece uccidere gli uomini di Bernardino. Il barone riuscì a fuggire portando con sé Antonietta; a Vienna poi l’uomo entrò nell’esercito e la donna in convento di clausura. La strage porta con sé altre leggende come quella che le “dita” di Pentedattilo, la mano del Diavolo, sarebbero cadute seppellendo il paese o che, nelle notti di vento, tra le gole della mano si possono udire le urla di dolore di Lorenzo Alberti, fratello di Antonietta.

Il borgo, dove oggi risultano residenti solo 3 persone, venne completamente abbandonato quando un terribile terremoto nel 1783 distrusse la maggior parte del patrimonio artistico calabrese.

Pentedattilo

Camminare per le strade di Pentedattilo significa immergersi in un luogo dimenticato dalla tecnologia e dallo stress quotidiano. Una pace particolare e misteriosa immerge questo piccolo presepe incastonato tra le rocce che grazie al lavoro di diverse associazioni sta vivendo una seconda vita. Piccole botteghe di artisti locali, la nascita di un albergo diffuso e il festival del cinema che si svolge nelle serate estive sono solo alcuni dei progetti messi insieme da un gruppo di volenterosi determinati a far rivivere il borgo.  Parallelamente si sta portando avanti un programma di recupero della lingua grecanica, ben diversa dal greco antico e probabilmente di influenza bizantina: è un idioma orale e non scritto e di conseguenza a forte rischio estinzione.

Da visitare sicuramente il piccolo museo delle tradizioni popolari dove un divertente raccontastorie vi guiderà nella quotidianità dei nostri nonni, e la chiesa parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo con il suo bellissimo campanile.

Pentedattilo

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Pentedattilo, la ghost town calabrese ultima modifica: 2015-12-19T01:12:26+00:00 da Intrippando

4 thoughts on “Pentedattilo, la ghost town calabrese

  1. Che storia allucinante… Impressionante la fine occorsa al castello dalle 300 porte, ricordo che nello stesso secolo (‘700) un terremoto devastante distrusse completamente il castello del Garagnone qui in Puglia.

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