Pensieri in viaggio

Con i capelli spettinati

Il canto delle cicale e il caldo opprimente. Di quello che non lascia spazio ai pensieri e alle parole. Scalza, disordinata e disattenta in attesa chissà poi di che cosa. Ho deciso di essere quella che sono con tutti i miei errori, fatiche e cadute. Ho deciso che è arrivato il momento di capire che le cose delle volte devono andare così. Che non è vero che conta l’impegno, la determinazione o le capacità. Delle volte le cose devono andare così e semplicemente non puoi farci nulla. Ho ripetuto pensieri, passi e gesti che mi dicevano andavi fatti e che non mi appartenevano. Ho dimenticato me stessa per confidare in una sorta di giustizia suprema.

Ho smesso di credere alle vite perfette, a quelle fatte di arrivi, di certezze e occasioni mai perse.
Ho smesso di fidarmi di chi non sbaglia e ha sempre i capelli in ordine. Ho detto basta a chi crede di poter controllare tutto, a chi non corre nel vento e a ha paura di perdersi.

Mi sono arresa all’evidenza dei fatti, ho sofferto. Ho pianto, mi sono disperata e ho creduto che non poteva accadere a me. Per poi ricredermi. Mi sono alzata a testa alta e ho capito che la vita va vissuta. Che le crisi passeggere o durature fanno parte di me. E mi rendono umana. Ho accettato le mie debolezze e cercato di capire quello che veramente voglio essere. Perché non importa quello che gli altri credono di te.

Ho visto sorrisi di sconosciuti che mi hanno riscaldato il cuore. Ho passeggiato in una città sconosciuta e l’ho sentita mia. Ho ascoltato consigli in una calda notte bevendo moscow mule e ho capito che la colpa non era la mia. Non si può controllare tutto. Delle volte le cose escono dalla nostra area di controllo e accadono. Mi sono sentita leggera e improvvisamente ho sorriso.

A noi

A Noi!

Alle partenze che hanno il sapore della libertà e della spensieratezza. A quelle che stiamo aspettando e bramando. A chi vi dice di comprare una tv e di appendere al chiodo il vostro zaino  perché è così che si fa. A chi ha dimenticato che l’incanto è lungo la strada e preferisce la pigrizia alla curiosità, il luogo comune alla diversità e la monotonia all’avventura.

A chi mi dice cosa fare, a chi ha sempre la giusta strategia, a chi vuole giudicarmi. Alle definizioni, sbagliate o giuste che siano, che abbiamo cercato, chiesto ed aspettato. E che delle volte non sono arrivate. Nonostante tutto e nonostante tutti. Alle parole che vorresti dire. Scontate, banali e negate per anni. Invidiate da bambine, sofferte da adolescenti e rimpiante da quasi donna. Ai crampi allo stomaco che non passano e a quella sensazione di vuoto che non puoi colmare. Mi avevano detto che ero qualcosa e soprattutto che lo ero per qualcuno. Ma forse l’avevo creduto solo io.

Agli amici che ci portano ancora a bere moscow mule, al primo tuffo in mare che sto aspettando, all’ansia, ai fallimenti, alle cadute, alla forza di rialzarsi anche quando di forza non ne hai più. Alle prove e alla paura di affrontarle. Alle lacrime. Che poi forse sono quelle che non scendono a fare più male.

Alla strada che ci aspetta, ai luoghi che visiteremo e alle persone che incontreremo. Ai ritorni che sogniamo e che nell’attesa non ti fanno chiudere gli occhi. A tutto quello che conquisteremo.

Con i capelli spettinati, lo sguardo alle stelle e il cuore pieno.